Più di sessant’anni di storia per la scarpa più elegante per eccellenza, il tacco a spillo. Era il 1953 quando fece la sua comparsa in Italia e da allora è rimasto un simbolo di seduzione e fascino.

Fu grazie al genio degli artigiani che la città di Vigevano fu battezzata la capitale mondiale delle calzature. Dopo la nascita delle prima scarpe con il tacco a spillo in legno, infatti, la soluzione degli abili artigiani fu quella di base la base in alluminio, quindi un materiale più resistente. Da quel momento il tacco sempre più alto, da otto centimetri si spinsero fino ai dodici, divenne simbolo di eleganza e sensualità. Vigevano si era conquistata il titolo di terra di scarpe per eccellenza: il prototipo di questo primo tacco è ancora esposto al Museo delle scarpe della città.

Un’invenzione tutta italiana quella del tacco a spillo, quindi, che negli anni Sessanta ha avuto un periodo di declino per poi tornare a conquistare le vette della moda, diventando un simbolo e accessorio immancabile nell’abbigliamento femminile. Negli anni Sessanta e Settanta, infatti, dilagava il fenomeno femminista che considerava il tacco alto come simbolo della mercificazione della donna. Ma dopo questa parentesi, il tacco riuscì a recuperare la sua importanza per diventare un must have, un dettaglio irrinunciabile del proprio outfit.

Oggi sono tanti i brand, gli stilisti e le case di moda, le attrici e in generale le donne dello spettacolo, che hanno adottato la scarpa con il tacco a spillo come veicolo della loro più vera sensualità.

Christian Louboutin, uno stilista calzaturiero francese, descrive i tacchi a spillo come un accessorio in grado di trasformare il linguaggio corporeo e il modo di atteggiarsi: elevano fisicamente ma anche emotivamente.

Sempre più alte e fantasiose, sono al centro di ricerche stilistiche che vedono la scarpa con il tacco a spillo ricca di decorazioni diverse, linee slanciate e materiali sempre più audaci: il tacco a spillo si è conquistato ormai il titolo di icona intramontabile della moda femminile.

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